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la pasta in Sicilia – maccheroni alla siciliana

Questo post, come tanti altri è dedicato a mio figlio, che come tanti ragazzi di ieri e di oggi, è sicuro di riuscire a trovare serenità lontano dalla sua terra, “perché non si vive di sole e di mare, perché qui in Sicilia non c’è niente..”

Allora, mio caro Scalpo Reciso, voglio raccontarti una storia che forse solo una “fissata” con il cibo come me può trovare interessante, o forse no.
Sono sicura che non avrai mai letto nulla di Al-Idrisi, un geografo arabo, vissuto intorno all’anno 1100, e sai che scrive Al-Idrisi?
Ci racconta di Trabia, un piccolissimo paese a 30 km da Palermo, parliamo di un periodo in cui Palermo era una colonia araba, ci descrive la prima fabbrica di pasta “secca” in Italia, una genialata, perché al contrario della pasta fresca, che va consumata subito, la pasta secca è adatta ad essere trasportata e conservata, da Trabia la pasta viene “esportata” in Calabria, a Napoli fino ad arrivare a Genova.
Una conquista, la pasta, che dobbiamo alla dominazione araba e alla fortuna di produrre il “durum”, coltivazione che portarono avanti sia i romani che gli arabi.
Sai che la parola maccheroni pare derivi dal dialetto isolano, “maccaruni”, cioè “trasformare la pasta con la forza”, secoli fa infatti, l’impasto di semola di grano duro si lavorava pestandolo con i piedi per quasi un giorno intero.
La prima ricetta documentata sulla pasta viene riportata nel libro “De arte Coquinaria”, “per vermicelli e macaroni siciliani”, (l’arte della cottura dei maccheroni e dei vermicelli siciliani) scritto da Martino Corno, cuoco presso il potente patriarca di Aquileia, intorno all’anno 1450.
Perché ti racconto tutto questo? Perché in qualche modo tu possa arrivare a capire meglio questa terra meravigliosa e sibillina, perché siamo capaci di grandi cose, possiamo creare meraviglie che resistono nei secoli, e distruggere allo stesso tempo, giorno per giorno i sogni e le speranza di un intero popolo, dipende soltanto da noi. Come te lo posso far capire?
Provo con un piatto di pasta, che faccio spesso a quanto mi dici, l’emblema, la metafora della nostra Sicilia, che ami e detesti..
“Maccarruna cu nenti e cu tuttu” (maccheroni con niente e con tutto)
 
 
Quando chiesi la prima volta questa ricetta a mia madre, mi rispose che non era “niente”, intendendo dire che gli ingredienti sono talmente pochi e poveri da non meritare neanche di essere citati, per cui nella pasta “non c’è nenti” (non c’è niente, di prelibato) ma, allo stesso tempo c’è tutto, in bocca è poesia, un’esplosione di sapori, è meraviglia..è Sicilia,
La poesia sta tutta nell’apprezzare le piccole cose, i doni che la terra e il mare ci offrono, con una generosità che si perpetua da secoli, sta a noi ricambiare questa generosità, con l’apprezzamento, rendendo onore alla nostra terra, preservandola. Passiamo alla ricetta.
Per prima cosa prepariamo un pesto, che avremo cura di conservare in un barattolo comodamente in frigo, e utilizzare poi a più riprese secondo quanto ci detta la nostra fantasia.
Ingredienti 
 
2 mazzetti di finocchio selvatico
1 spicchio d’aglio
15 pomodorini secchi
olio q.b. (circa 120 ml)
Frullate tutti gli ingredienti fino a quando non avranno la consistenza cremosa che si conviene ad un buon pesto, versate in un barattolo, coprite con un filo d’olio, tappate e riponete in frigo.
Ingredienti per la pasta
 
per 3 persone
300 g di maccheroni siciliani (sembrano dei grossi bucatini, lunghi circa 10 cm)
1 acciughina diliscata
1 cipollina fresca
1 spicchio d’aglio
qualche seme di finocchio (facoltativo)
150 g di pane grattugiato tostato in padella
Olio E.V.O q.b.
Mettete a cuocere la pasta in acqua bollente, frattanto sciogliete in pochissimo olio extravergine di oliva, l’acciuga, fate imbiondire l’aglio, che avrete lasciato intero e la cipollina fresca, tritata finemente, aggiungete qualche seme di finocchio, che esalterà il profumo del finocchietto selvatico. Scolate i maccheroni al dente e fateli saltare nella padella con il soffritto, aggiungete subito qualche cucchiaiata del pesto di finocchio selvatico e pomodorini, servite la pasta caldissima, dopo averla opportunamente spolverizzata di pangrattato tostato.
E adesso, dopo averla gustata chi ce l’ha il coraggio di dire che è “pasta cu nenti”?
A presto 😀

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12 Comments

  • Reply
    lavvocatonelfornetto
    30 settembre 2014 at 15:34

    Spettacolo di piatto! Brava Ale

    • Reply
      ginestra
      30 settembre 2014 at 16:15

      grazie mille cara 🙂

  • Reply
    Annamaria
    30 settembre 2014 at 19:04

    Ma che meraviglia questo piatto! Spero che tuo figlio lo apprezzi.. ed apprezzi soprattutto la fortuna di abitare in una terra splendida!

    • Reply
      ginestra
      1 ottobre 2014 at 7:01

      Grazie Annamaria, sono sicura che con il tempo, mio figlio, capirà meglio questo messaggio.
      Un abbraccio

  • Reply
    Ketty Valenti
    30 settembre 2014 at 19:28

    Purtroppo il pochissimo tempo non mi fa seguire come vorrei molti blog,oggi ho letto il titolo del tuo post e mi sono precipitata attratta come una calamita (stavo per spegnere il pc dopo che è stato acceso da solo in attesa che mi potessi sedere 5 minuti buoni)mai post sulla nostra amata Isola ho trovato più bello,tutta la mia ammirazione per le tue parole, il messaggio è chiaro,la tenerezza e l'amore per la nostra terra è tangibile,contraddizioni e grandi maestrie di una terra che ha saputo inglobare tanto,dare tanto e farsi anche tanto male…..ma val la pena di lottare per essa,rimanere per cambiare,amarla,sostenerla,viverla al meglio.
    Un piatto di pasta che trovo favoloso,Siciliano.
    Affettuosi auguri per tuo figlio!
    Z&C

    • Reply
      ginestra
      1 ottobre 2014 at 7:02

      Grazie!! Mille grazie per le tue bellissime parole :*

  • Reply
    Cristina Galliti
    30 settembre 2014 at 20:16

    Golosissima la pasta, gustosissimo il post!
    Complimenti!

  • Reply
    veronica
    30 settembre 2014 at 21:00

    mi sono incantata ed emozionata per questo post ….i figli crescono sono ribelli ma poi ….ritornano !!!!!
    questa pasta siciliana è uno spettacolo da non poter rinunciare

    • Reply
      ginestra
      1 ottobre 2014 at 7:03

      Grazie mille, un bacione :*

  • Reply
    ๓คקเ
    1 ottobre 2014 at 10:21

    Un post meraviglioso e una pasta meravigliosa, bravissima Ginestra!
    Quando torna la stagione del finocchietto selvatico, questo pesto delizioso non me lo toglie nessuno!
    Un abbraccio.

  • Reply
    mini losanghe di grano madonita con tenerumi, melone e semi di zucca | Ginestra ::: blog per cuori golosi
    10 luglio 2016 at 20:07

    […] si parla di farine siciliane, il top delle farine di grano duro prodotte nella nostra Sicilia, in questo post, tempo fa vi ho parlato della produzione del “durum”, adesso vi racconto della […]

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